へれな\ あきら\ くろやみ

(via kshaed)

Cacciato per colpa dell’accento napoletano e delle sue espressione dialettali. «Settati piccì». Due parole bastano per essere licenziati, in una scuola di Pordenone. Il maestro A.B. 40 anni, supplente in un istituto scolatistico del Friuli è stato cacciato in tronco: colpevole solo di non parlare italiano, dicono, ma in dialetto napoletano. A riferire la vicenda è il Messaggero Veneto. «Il maestro - sembra raccontassero i bimbi alle proprie mamme di ritorno dalla scuola - non parla la nostra lingua, ma una lingua strana». Come per esempio invitando il bimbo a sedersi con espressioni tipo “settati piccì”. I genitori hanno sollecitato l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale e provinciale. Alla fine la decisione: «E’ una brava persona, ma non parla sempre un italiano corretto».

Pordenone, maestro supplente licenziato perché a scuola parla in napoletano - Il Mattino

vergognatevi. ma veramente, vergognatevi. neanche croce parlava italiano, a pensarci bene. era napoletano. probabilmente è stato tradotto.
(via 11ruesimoncrubellier)

Questa gente l vergogna non sa cosa sia.

(via flatguy)

I dialetti (le lingue locali) sono una risorsa inestimabile. Gli ignoranti sono loro che non li tollerano, non chi li parla. Mica faceva le lezioni in napoletano questo… mica sbagliava l’italiano! Che vergogna.

(via kshaed)

Oddei, che schifo! Sono veramente sconvolta da questa notizia… Fino a che livelli può arrivare l’ignoranza!

kshaed:

coqbaroque:

signorponza:

ciaogabri:

Le campagne televisive funzionano a dovere, pare…
via

kshaed:

coqbaroque:

signorponza:

ciaogabri:

Le campagne televisive funzionano a dovere, pare…

via

kshaed:

coqbaroque:

emmanuelnegro:

hneeta:

Metilparaben: Leghismo gastronomico
io questi proprio non li capisco, dovessi campare cent’anni e poi rifarmi da capo continuerei a non capirli e a non capirli, mai

Parafrasando (indegnamante) il Contini, è la “parificazione leghista dei reali”: quella in cui non c’è nessuna differenza ontologica fra una bandiera nazionale, un simbolo cristiano, una pseudomitologia paganoide, una pietanza o una fobia xenofoba.
Io, al contrario di Metilparaben (che non so o non ricordo di che città sia), questi li capisco: ci sono nato e cresciuto, in mezzo a gente così, so come (non) pensano, so come etichettano, come devono trovare categorie rassicuranti per tutto, semplificare ogni cosa, a colpi d’accetta, in rassicuranti dicotomie, in bianco o nero (anche, ahimé, letteralmente). Sono quelli che, se gli chiedi “definisciti in quattro parole”, risponderebbero quasi sempre: “Normale, perbene, onesto, lavoratore”; e raramente sono più di una delle quattro cose (generalmente l’ultima). Ma guai a provare a spiegar loro che la normalità non esiste, che il loro perbenismo è l’opposto del fare il bene, che l’uomo onesto paga le tasse e chiede sempre la fattura: sono pensieri troppo complessi, il loro cervello si vedrà obbligato a semplificare e giungerà all’ovvia risposta: ti diranno “sei un comunista del cazzo” e torneranno a chinarsi sul fatturato, certi di essere, come diceva quello bravo, sempre con la ragione e mai col torto.


Non fa una grinza. Limpido e cristallino.

kshaed:

coqbaroque:

emmanuelnegro:

hneeta:

Metilparaben: Leghismo gastronomico

io questi proprio non li capisco, dovessi campare cent’anni e poi rifarmi da capo continuerei a non capirli e a non capirli, mai

Parafrasando (indegnamante) il Contini, è la “parificazione leghista dei reali”: quella in cui non c’è nessuna differenza ontologica fra una bandiera nazionale, un simbolo cristiano, una pseudomitologia paganoide, una pietanza o una fobia xenofoba.

Io, al contrario di Metilparaben (che non so o non ricordo di che città sia), questi li capisco: ci sono nato e cresciuto, in mezzo a gente così, so come (non) pensano, so come etichettano, come devono trovare categorie rassicuranti per tutto, semplificare ogni cosa, a colpi d’accetta, in rassicuranti dicotomie, in bianco o nero (anche, ahimé, letteralmente). Sono quelli che, se gli chiedi “definisciti in quattro parole”, risponderebbero quasi sempre: “Normale, perbene, onesto, lavoratore”; e raramente sono più di una delle quattro cose (generalmente l’ultima). Ma guai a provare a spiegar loro che la normalità non esiste, che il loro perbenismo è l’opposto del fare il bene, che l’uomo onesto paga le tasse e chiede sempre la fattura: sono pensieri troppo complessi, il loro cervello si vedrà obbligato a semplificare e giungerà all’ovvia risposta: ti diranno “sei un comunista del cazzo” e torneranno a chinarsi sul fatturato, certi di essere, come diceva quello bravo, sempre con la ragione e mai col torto.

Non fa una grinza. Limpido e cristallino.